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Joe Colombo, una stella spenta anzitempo

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JOE COLOMBO, Sedia universale, 1970
JOE COLOMBO, Sedia universale, 1970

È stato un innovatore, un genio capace di an­ticipare il futuro e renderlo già fruibile, tra­sformarlo in oggetti e arredi del suo tempo. Era instancabile, forse perché sapeva di non avere troppo tempo davanti a sé, visto che era a conoscenza dei suoi problemi di cuore, per cui sarebbe morto solo a 41 anni. Lavo­rava infatti senza sosta, disegnando con cura anche durante gli spostamenti in aereo o tre­no. Perciò la mostra che gli dedica la Gam di Milano non si limita a proporre alcuni degli oggetti creati da Colombo, ma espone anche tantissimi suoi disegni che evidenziano una mano precisa, una visione dello spazio, dei volumi, degli ingombri, tesa a coniugare con equilibrio for­ma e funziona­lità. Alla base della creatività di Colombo ci sono due for­mazioni cul­turali diverse, ma confluite in un unicum o m o g e n e o : quella artistica che lo aveva vi­sto completare l’Accademia delle Belle Arti di Brera e fare gruppo con artisti quali Fon­tana e Munari, insieme ai quali aveva espo­sto in diverse rassegne, e quella tecnica che veniva sia dagli studi di architettura fatti al Politecnico sia dall’esperienza nella fabbrica di famiglia che trattava conduttori elettrici.

La creatività lo spingeva verso un innovativo uso della forma, l’abitudine al rigore scien­tifico temperava la sperimentazione formale con l’attenzione all’uso, alla dimensione so­ciale. Certamente la disponibilità dei deri­vati dal petrolio, innanzitutto la plastica, e la possibilità di più raffinate tecniche di lavo­razione dei metalli, ha aperto alla creatività di Colombo nuovi spazi per sperimentare e ipotizzare elementi di arredo inimmaginabili pochi anni prima. Ma ciò che spingeva par­ticolarmente la creatività di Colombo era la consapevolezza che la società degli anni ’50 e ‘60 stava per cambiare, negli stili di vita, nel ruolo della donna, nei ritmi più veloci che l’economia richiedeva, e che questo cam­biamento aveva bisogno di un design indu­striale, più agile e moderno.

In casa come al lavoro servivano mobili e accessori belli ma estremamente funzionali, capaci di adattar­si perché modulari e compositi. Il design di Colombo è dunque il risultato di una lettu­ra dinamica del mondo, dal tempo libero al lavoro, dalla famiglia all’ufficio, dalla cuci­na al salotto, ed in questo mondo trascinato in un veloce divenire il tempo era essenziale come per lui stesso. Per certi aspetti la sua spinta creatrice sembra ispirarsi al minimali­smo, a una sottrazione dei volumi, alla ridu­zione degli oggetti, perché lo stesso oggetto può prestarsi a più funzioni, essere utilizzato in diverse e molteplici modalità. Ma innan­zitutto deve utilizzare i materiali moderni e polivalenti che la tecnologia del momento mette a disposizione. La lampada da tavo­lo 281, meglio conosciuta come Acrilica del 1963, ha una spessa lamina curva di meta­crilato trasparente che trasporta e fa sua la luce emessa da una lampadina fluorescente contenuta nella base di acciaio. L’oggetto, realizzato per l’azienda Oluce, è essenzia­le ma bello e funzionale e vinse nel 1964 la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano. Living Bad del 1971 è un elemento modulare che può essere di giorno un comodo divano e di notte un funzionale letto a due piazze. La libreria Continental del 1963 rivoluzio­na il concetto di contenitore espositivo ed è modificabile. La poltrona Multi-Chair, dise­gnata per B Line nel 1970, è costituita da due elementi che possono assumere diverse posizioni. La poltrona Tube Chair, del 1969, è costituita da quattro tubi di differenti di­mensioni che sono uniti da ganci metallici non fissi, così possono essere risistemati a piacere per una posizione di lavoro o relax. La sedia Universale, impilabile disegnata per Kartell e il carrello servitore Boby non solo sono il trionfo dell’acrilonite butadiene stirene (ABS), ma affermano un concetto di design avveniristico per il quale la forma deve tener conto necessariamente dello spa­zio, sempre più costoso e meno disponibile in casa come al lavoro. Anzi l’oggetto deve potersi muovere, dialogare con l’ambiente in cui si trova rispettandone i limiti e i bisogni. Molte delle opere disegnate da Colombo fan­no ormai parte della storia del design, sono esposte nei musei più prestigiosi del mondo, dal MoMA al Metropolitan Museum of Art, dal Vitra Design Museum al Denver Art Mu­seum, e fanno apparire ancora più dolorosa la morte prematura di questo geniale inven­tore.

Mario Giannatiempo