Cristiani e arabi nel primo millennio
Ci sono libri la cui lettura è un viatico necessario in congiunture storiche come quella attuale, in quanto la loro capacità di risalire alle radici di fenomeni ancora in atto, ci permette di districarci nel ginepraio dei conflitti che martoriano tutt’oggi un territorio denso di significati storici e religiosi come la Terrasanta. Conoscere la Palestina, le sue stratificazioni e sovrapposizioni simboliche, è necessario per poter comprenderla anche alla luce della contemporaneità.
Renato D’Antiga, con il suo ultimo libro “In Palestina. Cristiani e Arabi nel primo millennio” Casa dei Libri Editore 2026, ci offre un nuovo sguardo sulla storia di questa terra, scenario degli eventi fondanti per la storia del Cristianesimo. Il rigore filologico della sua ricerca ci propone uno strumento importante per investigare fenomeni che hanno avuto ripercussioni sulle vicende attuali. L’autore si occupa da sempre di mistica e di storia delle chiese orientali, di agiografia veneziana ed è un profondo conoscitore della storia del culto dei santi e delle reliquie praticato a Venezia.
Il testo è accompagnato dall’intensa e puntuale prefazione di Enrico Morini, professore all’Alma Mater Università di Bologna e Consultore del Dicastero per le Chiese orientali, in cui sono dichiarati con chiarezza gli intenti del libro che investiga il periodo complesso che segna i primi secoli della cristianità, analizzando le motivazioni che rendono i luoghi santi meta agognata di pellegrinaggio da parte di uomini e donne di ogni provenienza ed estrazione sociale. In conclusione troviamo un interessante saggio di Nicolò Mazzuccato “L’alba dell’Islam e l’ombra di Bisanzio: l’arte tardoantica nella Grande Siria ommayyade” che approfondisce il periodo dell’islamizzazione della Terrasanta, caratterizzato dalla presenza araba ommayyade e dalle sue espressioni artistiche. In conclusione, vi sono delle tavole iconografiche che offrono opportuni approfondimenti.
Questo libro è un invito alla riflessione sotto una nuova prospettiva ermeneutica: visitare i luoghi santi, oggetto di un intenso movimento di pellegrinaggi a scopo devozionale, è un autentico percorso conoscitivo. Si tratta di veri e propri viaggi di formazione compiuti dal pellegrino cristiano che, spinto da una sete ardente, agogna di entrare in contatto diretto con le reliquie e i siti che segnarono gli esordi del Cristianesimo.
Oltre a monaci e anacoreti tra cui San Girolamo, spiccano anche figure di donna come Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino e scopritrice delle reliquie della vera Croce, Santa Maria Egiziaca, monaca ed eremita egiziana, Egeria, pellegrina proveniente dal nord della Spagna che scrisse un interessantissimo diario di viaggio “Peregrinatio ad Loca Sancta”, l’imperatrice Elia Eudossia che compì ben due viaggi in Terrasanta, Santa Melania, nobile romana, pioniera del monachesimo femminile e nonna di Santa Melania la Giovane, anch’essa pellegrina che decise di stabilirsi a Gerusalemme. In seguito, prima con la catastrofe della guerra persiana e poi con l’avvento dell’Islam, si creerà una sovrapposizione simbolica che renderà questi luoghi ancora più ricchi e densi di pregnanza. Pertanto essi divengono un magnete irresistibile che catalizza l’immaginario religioso.
Questa necessità di camminare, seguendo le tracce di Cristo e dei Santi è un vero e proprio modo di inoltrarsi in Dio: il pellegrino è uno straniero e il suo essere avulso dalla vita ordinaria gli permette di procedere in una dimensione del tutto interiore. Attingere all’energia delle reliquie favorisce il risveglio dell’homo pneumatikós, ovvero dell’uomo spirituale, guidato e animato dal soffio divino dello Spirito. Leggendo queste pagine si comprende infine come sia possibile accedere a una possibilità di rinnovamento spirituale attraverso la conoscenza della realtà materiale che si configura come strumento di santificazione e di ascesi: una grande sfida per il mondo contemporaneo.
Lucia Guidorizzi




