HomeLetteraturaUn viaggio nella follia non solo letteraria

Un viaggio nella follia non solo letteraria

Beffardi, crude­li, inquietanti e macabri sono i racconti raccol­ti in questo volu­me – Chi vive se ne pente, di Mario Marchisio (punto­acapo ed. 2020) dalla coperti­na tutt’altro che rassicurante: la Medusa di Franz von Stuck sembra infatti avvertire il lettore della possibilità di una pietrificazione, pa­gina dopo pagina, qualora l’interpretazione non venga decodificata con il giusto distacco. Mario Marchisio è un giovane settantenne, con un bagaglio culturale invidiabile, a cui piace scandagliare gli abissi dell’animo umano e di cui è ironico giudice, divertendosi a sorpren­derci con risvolti impensabili nella narrazione. I suoi personaggi sono sospesi tra il Bene e il Male, irrigiditi dentro corazze caratteriali, ora attivi, ora passivi, come se la loro coscienza non appartenesse a loro ma fossero sempli­cemente degli attori che interpretano il ruo­lo destinato da un’Entità superiore, tutt’altro che benevola.

È necessario sintonizzarsi su frequenze particolari per apprezzarne i co­lori e orientarsi in un mondo solo apparen­temente quotidiano: il giovane Minotauro allattato nella soffitta proibita dalla zia di­ventata finalmente madre dopo un viaggio a Creta – è difficilmente immaginabile, almeno quanto la statua di Santa Teresa divenuta car­ne nella mente dell’impiegato modello, dalla meticolosità a prova di minuzioso controllo. Quello che invece ci è consono sono la curio­sità non solo infantile di fronte a un veto, sia questo imposto a voce, sia che risulti ispira­to dalla repressione di istinti più che umani. L’abilità del narratore risiede nel sottoline­are il doppio registro in ogni situazione: che sia realtà o fantasia, il comportamento dei personaggi in preda a deliri attinenti a per­sonalità più o meno “disturbate”, riesce in ogni caso a farci intravvedere una possibili­tà non considerata. Un’attenzione partico­lare va data al concetto di vita e morte: l’u­na e l’altra possono comparire e sostituirsi senza che il racconto ne soffra; in un mon­do surreale le possibilità sono infinite, tutte ugualmente improvvise e foriere di stupore. Il linguaggio è sincretico, atto a creare fusio­ne tra elementi antitetici, attuando lo sguardo da diverse angolazioni: suocera e nuora con gli stessi pensieri “delicati” l’una verso l’al­tra perseguono un identico scopo; cinguetta­no affrontandosi, ma la terza età avrà la me­glio sulla baldanza giovanile.

Nella trama dei racconti emergono qua e là figure del Mito, quasi a significare che anche se le situazioni descritte sono nel presente, le radici profonde risiedono altrove, in tutt’altra parte, dove la mente umana può solo credere di sapere: non dobbiamo stupirci della presenza di tritoni, si­rene, mastini feroci ovunque. E se nella pisci­na, dove il protagonista ha subito troppe volte angherie dal sedicente amico in eterna com­petizione, uno squalo vendicatore compie un improbabile attacco, possiamo nuovamente pensare alla nemesi… protagonista indiscussa della raccolta. Racconti da gustare, uno per volta, apprezzando l’infinita cura con cui ogni ambiente viene descritto a misura del perso­naggio che ne è il primo attore.

Chicca Morone

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