HomeLetteraturaComplicità di sguardi in arte e poesia

Complicità di sguardi in arte e poesia

Spesso siamo prigionieri di un’idea romanti­ca che vede l’artista creare immerso in una fervida solitudine immaginifica, isolato nella turris eburnea del suo operare, ma in realtà dovremmo liberarci da questo preconcetto. Nell’ambito della creazione artistica sono im­portantissimi il dialogo, la relazione e la con­nessione: le più importanti opere sono state quelle capaci di dialogare col loro tempo, at­traversando confini e ponendosi in relazione con diversi mondi e dimensioni.

L’ultimo libro di Enzo Santese e Giacomo Scotti “Complici visioni”, edizioni Battello 2023, illustrato da­gli acquerelli astratti del pittore Bruno Pala­din, è proprio il risultato di questi intenti di relazione e di scambio culturale. Il libro per­tanto si struttura come un dialogo a tre voci, in cui arti e linguaggi si contaminano recipro­camente. In questi riverberi e rimandi conti­nui l’opera assume un vasto respiro, al pari di una partitura musicale. Innumerevoli sono i temi attraversati, come innumerevoli sono le sollecitazioni intellettuali offerte dagli autori, il cui background culturale è estremamente ricco ed eteroclito, come del resto le loro pro­duzioni poetiche. Enzo Santese, poeta triestino, saggista, critico d’arte e fine intellettuale di cultura mitteleu­ropea, evoca nelle sue liriche visioni di ampio respiro che indagano sulla complessità del vi­vere, un vivere in cui la dignità dell’uomo è perennemente minata dagli agguati della sto­ria e della natura, ma in cui, la fedeltà alla dimensione apollinea del bello, riesce a ricom­porre tutte le fratture e le contrapposizioni, superando l’oscurità e lo scoramento grazie allo studio dei classici e alla fede nella poesia.

Autore curioso e sottile conoscitore dell’animo umano e delle sue mille contraddizioni, dedito all’esercizio dell’ascolto e con lo sguardo aper­to su diversi mondi e dimensioni, Enzo Sante­se riesce sempre a stemperare il pathos insito nella condizione umana con un’ironia legge­ra e proprio per questo ricca di profondità. Giacomo Scotti, di origini napoletane, vive a Fiume, si è trasferito in Istria da più di set­tant’anni. Giornalista nell’inquieto territorio dei Balcani è un letterato versatile e un pas­sionale testimone del suo tempo.

LORELLA FERMO, Scotti, Paladin e Santese, cm 21 x 29, tecnica mista su carta, 2023

Racconta il dolore e l’orrore delle stragi di migranti nel Mediterraneo e dei conflitti disseminati nel mondo, attraverso il suo sguardo d’uomo fe­dele alla vita e all’amore, legato al calore degli affetti familiari, desideroso di far parte di un mondo in cui regnino pace e uguaglianza. La sua produzione letteraria, vasta e articolata, abbraccia la storia, la cronaca e il mondo delle tradizioni popolari, non disdegnando neppu­re il genere favolistico. La sua fedeltà e il suo amore per il mare, trasfigurato in metafora dell’inquietudine del vivere, è spesso celebra­to nella sua poetica. Dalla sua poesia emerge il suo percorso umano, pari ad un navigare periglioso sulle acque, divenendo una sorta di canzoniere esistenziale che per certi timbri e temi somiglia a quello di Saba. Gli acquerelli di Bruno Paladin, affermato ed eclettico arti­sta di Fiume con predilezione per l’astrattismo e lo stile naif, scandiscono le pagine del libro, costituendo una sorta di collante tra questi due autori che pur così diversi tra loro, esprimono il medesimo amore per i valori della pace della giustizia, dell’etica, dell’estetica, essendo ani­mati da un incessante ricerca e da un continuo espandersi di orizzonti. Enzo Santese e Giaco­mo Scotti sono legati da una lunga e profonda amicizia che ha permesso loro di instaurare una collaborazione intensa che integra i diver­si aspetti della loro formazione e personalità. Bruno Paladin, con l’energia interiore della sua forza creativa, completa e corona questa intesa che non è solo letteraria e artistica, ma anche umana, facendo comprendere che il va­lore di un’opera si realizza in virtù di questa interazione di mondi e di linguaggi, sempre aperti sull’altro e sull’altrove che imprescindi­bilmente fa parte di ciascuno di noi.

Lucia Guidorizzi

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