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Cartolina dall’Altrove

Il bellissimo e intenso romanzo “Ubiquità” Supernova, 2023, di Maria Grazia Ga­gliardi, viaggiatrice e camminatrice, (gui­da turistica laureata in Filosofia, affasci­nata dalla storia dei luoghi e dell’arte), rispecchia in modo evidente il suo amo­re per i viaggi e per l’Altrove declinato in diverse forme. Parafrasando l’affermazio­ne di Lao-Tzu, il viaggio più lungo comincia prima del muovere il piede di un passo, in quanto prima ancora che nel movimento, ini­zia nell’immaginazione che già di per sé stes­sa è movimento, in quanto motus dell’animo. La fascinazione per il Lontano è un’attitudine radicata fin dall’infanzia nella protagonista, Assunta, alias Pupas, ed è raccontata in modo partecipe e complice dalla sua amica del cuore, Lara. Nessun legame è più forte di quello che si instaura tra due amiche nei primi anni dell’a­dolescenza, periodo in cui si sviluppano gusti, inclinazioni, attitudini.

In questo romanzo il le­game tra le due amiche risale addirittura all’in­fanzia e consiste in una profonda condivisione di sogni e desideri. Sopraggiunge la vita a se­parare, a creare un discrimine che le allontana e le vie intraprese finiranno per divergere. Dopo vent’anni di silenzio e di lontananza, sarà Lara a manifestare il desiderio di ritrovare l’amica del cuore scomparsa, perduta in una ricerca in­cessante di conoscenza. L’amore per i viaggi è per lei instabilitas loci, ovvero l’incapacità di trovare una collocazione stabile nel mondo. In un continuo gioco al rialzo, Pupas percor­re diverse latitudini, incalzata da un desiderio struggente di esplorare modi e dimensioni di­verse, senza mai fermarsi. Dromomania deriva dal greco dromos “corsa” e mania “ossessione” e designa l’ossessione per il viaggio. Questa è l’attitudine che contraddi­stingue Pupas fin dalla sua infanzia di bambina inquieta, tormentata dall’assenza di un padre sempre in viaggio e dall’indifferenza di una madre distratta.

Il suo unico modo per attinge­re alla ricchezza interiore è evadere con la fan­tasia dallo spazio soffocante della quotidianità: espandersi nei meravigliosi territori dell’im­maginazione è un modo per esercitare l’arte dell’ubiquità e per compensare la povertà di af­fetti e di orizzonti. Questa dedizione assoluta al sogno del Lontano che caratterizza alcune per­sone è definita sindrome di Wanderlust, ovvero desiderio inesausto di viaggio e di Altrove (dal tedesco wandern vagare e lust desiderio). La fascinazione per l’esotismo, la sete di scoperte e di viaggi sono sempre legate a un amore per la ricerca e per lo sviluppo personale: questa propensione per l’ignoto e per il nuovo induce a un movimento perpetuo. Si tratta di un’in­quietudine ispirata dalla volontà di fuggire da una realtà opprimente e da sentimenti di colpa: proprio questo accade a Pupas negli anni diffi­cili e impervi dell’adolescenza in cui la scoper­ta del mondo spesso comporta rischi e pericoli.

Alcuni eventi in particolare creano tra le due amiche una specie di spartiacque che dà alle loro vite direzioni differenti. Eppure il legame profondo tra le due amiche perdura, anche se nascosto, come un fiume carsico attraverso gli anni. La vita porta Pupas a disperdersi lun­go le strade del mondo in una condizione d’in­quieta ubiquità, ma offre anche nuove risorse e possibilità a Lara. Spesso bisogna andare mol­to lontano per essere capaci di scoprire, come nella leggenda dell’ebreo di Praga, un tesoro sotto la stufa di casa propria: questo romanzo insegna la fedeltà all’infanzia, unita all’inesau­sta possibilità di viaggiare dentro e fuori di noi.

Lucia Guidorizzi

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