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La poesia di France Prešeren nella traduzione di Miran Košuta

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LORELLA FERMO, France Prešeren e Miran Košuta, cm 29x42, tecnica mista su carta, 2022
LORELLA FERMO, France Prešeren e Miran Košuta, cm 29x42, tecnica mista su carta, 2022

“Poezije doktorja Franceta Prešerna / Poe­sie del dottor France Prešeren” (edito dal ti­pografo Jožef Blaznik a Lubiana nel 1846, ma datato 1847) è l’unico libro pubblicato in vita dal più grande poeta sloveno, Fran­ce Prešeren, nato a Vrba nel 1800 e morto a Kranj nel 1849. È del triestino Miran Košuta, storico della letteratura di quel paese, scritto­re e saggista, la traduzione, uscita nel 2020 per iniziativa dell’Editoriale Stampa Triesti­na, che di quel volume traduce tutte le poesie con testo a fronte, esclusa peraltro la ballata in lingua tedesca Lenore di Gottfried August Bürger tradotta dal poeta sloveno. Quindi il volume, che propone in italiano il mondo po­etico di Prešeren, è una finestra aperta sul­lo scenario romantico, in cui le idee europee sulla conoscenza delle letterature straniere si combinano con la coscienza nazionale tipica del periodo.

Il complesso fecondo di rapporti tra la cultu­ra slovena e quella italiana riceve un impulso di approfondimento e di reciproca attenzione con un libro che da tempo reclamava la sua realizzazione; Miran Košuta ha impegnato se stesso in una lunga consuetudine di studio ri­guardante gli esiti più cospicui del confronto tra due lingue e due letterature, capaci di ri­marcare una loro precisa identità pur dentro un ambito dove la contiguità geografica nel corpo centrale d’Europa ha prodotto solleci­tanti riflessi per entrambe. È il paradigma di quanto l’opera traduttiva dovrebbe compor­tare in chi si accinge ad affrontare la poesia nel lavoro di riporto dalla lingua di un autore in un’altra, senza minimamente alterare nem­meno le sfumature significanti dell’originale; queste richiedono non una fedeltà pedissequa, ma un’aderenza all’originale nel rispetto asso­luto del pensiero senza minimamente forzare i sensi e le dinamiche logiche nel lavoro finito.

Boris Paternu, uno dei maggiori specialisti dell’argomento, in una delle due postfazioni al libro (l’altra è di Elvio Guagnini) annota che “Prešeren portò a maturazione estetica le lettere slovene, affinando per primo il loro sti­le e schiudendo così loro l’opportunità di una piena, completa evoluzione letteraria, alme­no nell’alveo lirico, mentre la prosa rimane­va, nella prima metà del XIX secolo, ancora in condizioni di forte arretratezza.” In questa azione, importanti fattori di lievitazione nella qualità dei contenuti e nella valenza di origi­nalità sono stati proprio France Prešeren e il suo grande amico, il teorico e critico Matija Čop.

LORELLA FERMO, Miran Košuta e France Prešeren, cm 29×42, tecnica mista su carta, 2022

Il lavoro di Košuta, contribuisce in maniera sostanziale a illuminare i contorni di una fi­sionomia letteraria che, profondamente nutri­ta dalla temperie romantica, sviluppa un suo riconoscibile tratto inserendolo, tra l’altro, a buon diritto tra le emergenze di pensiero e di scrittura più significative nel panorama del periodo, con una marcatura specifica della nuova dignità raggiunta dalla letteratura di quel paese che nello scrittore ha trovato uno dei diffusori più efficaci nell’illu­minare le sue peculiarità specifi­che ed europee in generale.

“Per quanto possibile, – avverte lo studioso triestino – la presente traduzione delle Poesie cerca di ri­spettare, oltre al portato semanti­co, anche le caratteristiche formali dell’originaria raccolta, renden­done la struttura strofica, le figure retoriche, la rimica e la metrica nel tentativo di mediare al lettore italiano la bellezza dello zven e del pomen, del suono e del significato che echeggiano inscindibilmente fusi nell’alto canto romantico di France Prešeren.” Indubbiamente questo “tentativo” del traduttore è andato a buon fine e ciò emerge da una lettura comparata del testo originale e di quello a fronte.

L’a­spetto che più dà corpo al lavoro di scavo di Miran Košuta è il fat­to di essersi accostato ai testi fa­cendone emergere con precisione i rilievi di pensiero, con una cura particolare nella resa del ritmo, della musicalità, del regime strofi­co e delle pause. È così che il testo a fronte può suggerire (ed è stimolo molto apprezzabile, di forte riflesso culturale) uno sguardo parallelo rivolto anche al testo sloveno che, anche a chi non ha dime­stichezza con la lingua, rivela il pregio del tra­duttore nel rispetto della quantità, delle pause e della rima riuscendo Košuta nel difficile ri­camo dell’interpretazione intessuta nel verso, che si conforma sempre all’originale senza di­varicare mai nella dissonanza arbitraria. Anzi l’andamento prosodico ricalca puntualmente, proprio in parallelo tra l’una e l’altra lingua la rima, per esempio, nelle sue varietà di ba­ciata e incrociata in sequenza: Luna brilla, / bacchio squilla / stanche, tarde ore già; / duol dannato /mai provato / assopire non mi fa. (“Pod oknom /Sotto una finestra”).

Per il resto il libro, ricco di 494 pagine, di­stingue i contenuti nelle sezioni di “Poesie”, “Ballate e romanze”, “Poesie varie”, “Gazzel­le”, “Sonetti” (la parte più corposa, distinta in quelli d’amore, nel “Serto dei sonetti”, nei satirici e in quelli della sventura), “Battesimo alla Savica” e un’appendice con il “Brindisi”, le cui prima e settima strofa dal 29 marzo 1990 sono le parole dell’inno nazionale slo­veno.

La capacità di Prešeren di spaziare con di­sinvoltura tra forme espressive e temi con sfumature significanti diverse è data anche dalla gazzella o ghazal, una forma di poesia d’araba antica, confluita poi nelle “letteratu­re islamiche con struttura mobile dai 5 ai 15 versi composti ciascuno da due emistichi, so­litamente monorimici”. Diffusasi in Europa, in ispecie in Inghilterra, Garmania e Spagna, la gazzella ha avuto apprezzabili risultati in vari autori, tra tutti anche in Goethe e Garcia Lorca. Prešeren dice:“Se germoglierà il seme, chi lo effonde, non lo sa; /chi la interra, se farà la pianta fronde, non lo sa. /Sotto il cielo un dì e un anno il nomade si sfà;/ ma se alfine le sue messi avrà feconde, non lo sa.”

Miran Košuta dedica in appendice una parte cospicua del volume alle note al testo che per­corrono con profondità d’analisi e chiarezza d’argomenti la genesi delle varie liriche, le loro caratteristiche metriche, illustrano le motiva­zioni di partenza, aprono squarci di natura storica, di rilievo tecnico-letterario su luoghi, persone ed eventi che hanno avuto un’inci­denza pur minima nella vita e nell’opera di Prešeren. Sempre in appendice, segue una breve guida alla pronuncia di nomi e termini presenti nella traduzione, poi la cronobiogra­fia che scandisce i punti qualificanti del suo percorso attraverso gli eventi più significativi e una bibliografia delle principali opere dello e sull’autore. Le due postfazioni, rispettivamen­te di Boris Paternu e di Elvio Guagnini, metto­no il sigillo su un’opera che è impulso ulteriore e ponte culturale di prim’ordine tra Slovenia e Italia, collocate nella contiguità europea con i tratti distintivi della loro cultura. Paternu afferma che “Prešeren è rimasto anche un in­domito paladino dell’individualità nazionale slovena, sia rispetto al Settentrione che al me­ridione slavo da cui proveniva la forte onda­ta illirista, determinata ad abolire lo sloveno come lingua letteraria e imporre al suo posto una comune lingua slavomeridionale. Non è affatto esagerato affermare che Prešeren ab­bia fondato la nazione slovena, naturalmente nell’ambito dell’idea e della poesia. Entrambe elevate però a un livello europeo e cosmopoli­ta di modernità.”

Elvio Guagnini, dal canto suo, dopo un am­pio e articolato ragionamento sull’utilità del­le traduzioni con uno sguardo su quelle che hanno fatto la storia della letteratura europea, conclude con un auspicio che facciamo nostro: “un patto di grande impegno – con i lettori e gli studiosi – per un lavoro al quale dobbiamo guardare con animo grato e augurare ampia circolazione.” Lo merita davvero la traduzio­ne realizzata da Miran Košuta in un’opera che risulta omogenea nella complessità delle sue articolazioni, nella lucidità dell’analisi che traspone in italiano il pensiero di Prešeren, con rigore critico e bella disponibilità inter­pretativa.

Enzo Santese

Miran Košuta (foto di Alexandra Mitakidis)