Home Letteratura Evocate dal passato per un colloquio con il presente a Venezia

Evocate dal passato per un colloquio con il presente a Venezia

CAROL SCHULTHEISS Gaspara Stampa
CAROL SCHULTHEISS, George Sand,

La prosopopea è figura retorica di gusto prettamente classico se­condo cui si dà parola a personaggi defunti o co­munque assenti. È quan­to ci offre nella sua stra­ordinaria eterogeneità di umori Venezia xenithea – Storie di donne stra­niere a Venezia, curato da Antonella Barina per “Edizione dell’Autrice”. I tratti portanti dei vari moduli di scrittura sono il desiderio e la “stranierità” non solo nella percezione della città, ma anche degli uomini. L’etimologia soddisfa a pieno la curiosità di chi voglia conoscere le intime radici del desiderio (dal latino de che indica distanza e negazione, sidus stella,) inteso come tensione a raggiungere ciò che è lontano dalla nostra fruizione consueta. La parte introduttiva dice chiaramente quan­to il libro propone ai lettori: “Questa raccolta narra storie di donne per molti versi straniere a Venezia, alla ricerca del loro desiderio profon­do”. La scintilla generatrice dell’idea scocca nel 2005 quando, in occasione di una conferenza su Peggy Guggenheim, madrina di una delle più avvincenti partecipazioni ai fenomeni più co­spicui dell’arte del secondo ‘900, Barina avverte una sorta di rovesciamento dei valori logici del giudizio critico, esasperato da “commenti sessi­sti nei suoi confronti”. Due sono quindi le direttrici su cui si sviluppa questa coralità di comunicazioni che ben di­segnano i contorni marcati di soggettività pie­namente inserite nel loro contesto storico-geo­grafico, ma disposte ad attivare quella linea di connessione con Venezia che è data dalla loro “stranierità”, quella condizione di essere accolte nel tessuto della città lagunare sempre e comun­que con la riserva del loro essere “forestiere”. Le donne impegnate in questa kermesse di scrittu­ra esprimono il grado del loro coinvolgimen­to con le tematiche trattate, affascinanti anche perché hanno consentito alle autrici di entrare “in presa diretta” nelle vicen­de peculiari o in un aspetto caratterizzan­te della loro biogra­fia per interpretare, come su un palcosce­nico, tremori e cer­tezze, gesti ostinati e ripiegamenti resipi­scenti, illusioni consapevoli e speranze istintive, calcolo e azzardo, persistenza nella regola e ri­cerca di libertà, a costo di trasgredire e pagarne i prezzi. L’esito del lavoro di ricerca è un teatro dove la dimensione del tempo pare essersi ap­piattita in un eterno presente; qui le donne di un passato lontano divengono contemporanee nel momento in cui “ispirano” (nel senso pro­prio della derivazione etimologica!) alle scrit­trici partecipanti all’avventura letteraria- ma in ultima istanza anche antropologica, sociale e politica – di Venezia Xenithea parole, emozio­ni e stati d’animo che rendono le une e le altre parti integranti di una perfetta unità pensante. Ognuna poi dialoga virtualmente con le restanti e dà luogo a un prismatico carosello di esistenze nutrite profondamente di sostanza femminile, con il pregio di trascendere l’angusto ambito di genere (pur affermandolo con solide motivazio­ni di appartenenza) e di installarsi su un piedi­stallo di sensibilità profonda, umanità vibratile, intelligenza cristallina. E così non sono le au­trici a fare un’incursione nei diversi tempi dei personaggi storici considerati, ma sono proprio questi a emergere dalla polvere dell’oblio talo­ra e dal silenzio del remoto talaltra per dettare i tempi e i modi di un intervento di­retto nella contemporaneità con la mediazione di Anto­nella Barina (con la poesia per Cristine de Pizan, 1365-1430, e per Bianca Cappello, 1548-1587, poi le personi­ficazioni di Elena Tarabot­ti, 1604-1652, di Eleonora Duse, 1858-1924, e il ritrat­to di Peggy Guggenheim, 1898-1979), Devana (con il racconto di Cristine de Pizan e di Elena Cornaro Piscopia, 1646-1684, George Sand, 1804-1876, e Anita Garibaldi, 1821-1849), Lucia Guidorizzi (impegnata con prosa e poe­sia su Gaspara Stampa, 1523-1554, e su Sara Copio Sullam, 1592-1641), Chicca Morone (su Desdemona, 1604) Lecia Papadopoulos (con il poema per George Sand), Eva Pellegrini (con l’obiettivo puntato sull’imperatrice Teodora, 1058-1083, sulla cinese Hao Dong, 1200, e su Giulia Lama, 1681-1747), Maristella Tagliaferro (con l’immedesimazione in Gine­vra Serego Alighieri, 1569-1592), Daniela Zamburlin (Caterina Cornaro, 1454-1510, e Moderata Fonte, 1555-1592, Elisabetta Ca­miner Turra, 1751-1796), Sara Zanghì alla quale è de­dicata la raccolta (che inda­ga il desiderio di Constance Fenimore Woolson, 1840-1894).

Enzo Santese

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