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Marco Polo, nuovi studi

Spunti originali sulla figura di Marco Polo nell’anniversario dei 700 anni dalla morte del viaggiatore veneziano, mai come quest’anno assurto a simbolo del viaggio, sono racchiusi nel 51° numero di “Kaleidos”, rivista dell’Università Popolare di Mestre. A cominciare dalla statua mancante che nel 1846 Comune di Venezia, Reale Istituto di Scienze, Lettere ed Arti (oggi Ivsla) e Ateneo Veneto intendevano dedicargli, iniziativa bloccata ai tempi dal governo austriaco. “Anni dopo l’imperatore Francesco Giuseppe approvò il progetto stanziando la somma necessaria – spiega nell’editoriale la direttrice responsabile di “Kaleidos” Daniela Zamburlin – Il Comune decise che il monumento sarebbe sorto in campo Santo Stefano. Nel marzo 1882, al posto della statua a lui dedicata, si eresse quella del patriota e letterato Niccolò Tommaseo”. “Non fu proprio un affronto, ma l’illustre viaggiatore non ebbe ciò che certo meritava. Va però detto – prosegue Zamburlin – che Venezia non ha mai favorito il culto della personalità. Lo si legge nella sua toponomastica, che privilegia i mestieri agli eroi, lo si capisce dalla mancanza di mausolei e statue intitolate ai grandi, compresi i dogi, ai quali sono stati dedicati solo monumenti funebri”, con eccezione per la statua equestre di Bartolomeo Colleoni, capitano di ventura al servizio della Serenissima il quale ad ogni buon conto “lasciò a Venezia una somma enorme di denaro, con il vincolo che venisse elevato in suo onore un monumento equestre in Piazza San Marco”, sebbene il Colleoni a cavallo sia poi stato collocato davanti alla Scuola Grande di San Marco, a Cannaregio. Manca, del resto, anche una statua a Casanova, che va resuscitato in primis come letterato e non solo come icona libertina. E ne manca almeno una a ricordare le tante donne eccellenti che con diverse arti hanno fatto la Serenissima, una per tutte in questo inizio millennio di riscoperte al femminile: Fantina, figlia di Marco Polo, rinata alla storia dopo che l’Archivio di Stato ha riportato alla luce il testamento del viaggiatore, ricordato in “Kaleidos” da Alessandra Schiavon. Ma forse non è così negativo che lo spirito di Marco Polo non sia stato finora fissato in forma statuaria alla cui vista ci saremmo abituati, ma sia rimasto sospeso e misterioso a infondere di sé l’identità cittadina e a coniugarsi nei tanti aspetti dell’attualità. A memoria del viaggio che lo portò davanti a Kublai Khan, “Kaleidos” riporta lo stato di fatto aggiornato sulla presenza cinese nel veneziano a cura della Cgia-Fondazione Leone Moressa. Un eccezionale excursus su “Il Milione nelle mappe” è tracciato dallo storico della cartografia, della navigazione e dei viaggi Piero Falchetta. La storia filmica del viaggiatore è indicata dal critico cinematografico Carlo Montanaro, creatore della Fabbrica del Vedere. Tra le tante iniziative di quest’anno enumerate da Zamburlin, l’edizione critica ad opera dell’Ivsla del Codice Diplomatico Poliano, che racchiude i documenti finora noti sulla sua figura storica, e la prima assoluta dell’opera lirica tratta dal Milione prodotta dalla Fenice e musicata dagli studenti del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello con scenografie dell’Accademia di Belle Arti. Nella leggenda è eternata “La sposa cinese di Marco Polo”, racconto della giornalista Eva Bravin, recentemente scomparsa. Tanti altri aspetti sono trattati nel numero davvero caleidoscopico di “Kaleidos”, testata cartacea presente anche in web che Zamburlin in nove anni di direzione professionale ha trasformato in un vero e proprio laboratorio di sensibilità territoriale. E dunque, afferma la direttrice, “se la statua di Marco Polo non è mai stata eretta, in anni più recenti però, Venezia gli ha dedicato l’aeroporto. E quale migliore intitolazione poteva aspettarsi il più illustre viaggiatore del Medio Evo se non quella del luogo di incontri di diverse umanità, dove i sogni di avventura e i desideri di mondi lontani, le curiosità, le aspettative di nuovi paesaggi, usanze e costumi sono racchiusi tutti insieme in un biglietto?”. A ricordare Marco Polo, informa Zamburlin, c’è al caffè Florian, nella Sala degli Uomini Illustri, un suo bel ritratto di Giulio Carlini. “Da una distanza di sette secoli – conclude – il più grande viaggiatore del Medioevo ci guarda con occhi severi e sembra lanciare il suo messaggio più trasparente, il suggerimento che i popoli abbiano da imparare gli uni dagli altri e che lo scambio delle idee sia più fruttuoso di quello delle bombe”. Buon viaggio, Marco Polo.

Antonella Barina

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