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La metropolitana di Napoli ingentilita da Fuksas

La metropolitana di Napoli ingentilita da Fuksas La cronaca di questi ultimi decenni è punteggiata da casi di arresto improvviso dei lavori nei progetti di ampiamento della rete di trasporti metropolitana. Questo è anche giustificato dal fatto che nella zona ipogea di varie città persistono nel silenzio dei secoli autentici tesori architettonici e tracce di antica vivibilità quotidiana, che occorre portare alla luce e catalogare per lo studio e la conservazione museale.

Che poi questi lavori di recupero procedano con una lentezza esasperante è un altro problema connesso, più che con il lavoro degli specialisti, con la sempre dilatata necessità di reperire fondi e con l’indolente andatura dei meccanismi burocratici. La stessa cosa è avvenuta a Napoli nel 2004 con il ritrovamento, durante i lavori di scavo, di una consistente porzione del basamento di un tempio dei giochi Isolimpici (Italikà Romaia Sebastà Isolympia), uno straordinario documento dello splendore imperiale. L’edificio religioso, costruito nella città partenopea nel 2 d. C, voleva essere il segno di una gratitudine profonda per Augusto. Fatto sta che il blocco e il rallentamento hanno inciso sulla definizione del manufatto come all’inizio si prospettava. Ora però è sicuro che la fermata Duomo della metropolitana, sulla linea 1 aprirà nel mese di luglio, avendo il cantiere portato a termine il manufatto. Resta inteso che anche dopo questa apertura continueranno i lavori di recupero del monumento che sarà visibile anche dall’esterno grazie a una cupola di vetro (che ricorda lontanamente la piramide del Louvre a Parigi), ideata dai due progettisti Massimo Fuksas e sua moglie Doriana Mandrelli: hanno concepito una struttura abbastanza originale e ardita nella costruzione, capace di collegare la profondità della terra con l’ampiezza del cielo; l’acciaio corten e il vetro di cui è composta formano una calotta che campeggia con la sua eleganza in piazza Nicola Amore, in una trasparenza che dà luce all’interno e consente da sotto di arrivare con lo sguardo oltre la superficie. Le banchine sono ricavate a circa 40 metri dal livello strada alle quali porta un tragitto che ha davvero i caratteri di una stazione orbitante; infatti tutto il percorso con la rotondità del soffitto in continuità con le pareti abbraccia lo sguardo del viaggiatore al quale viene data l’illusione dello svolgersi del giorno all’aperto; infatti è punteggiato da pannelli che nella mobilità del loro colore che cambia continuamente, segue e replica le cromie naturali del giorno. A buon diritto la fermata Duomo si colloca tra le più belle del mondo, gareggiando in splendore e forza spettacolare con quelle più decantate come, per esempio, la “Toledo”, anch’essa di Napoli, ornata da mosaici colorati che presentano una vasta gamma di sfumature blu. Anche questa, durante gli scavi ha fatto emergere reper­ti archeologici di epoca romana risalenti al II secolo d.C e poi altri datati tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

La fermata Duomo per la luminosità contende il primato di bel­lezza con la “T-Centralen” di Stoccolma, che ricorda vagamente una caverna preistorica, con decorazioni vegetali e floreali giocate tut­te sulle tonalità del blu, scelta appositamente per istillare un minimo di calma ai passegge­ri, sempre inghiottiti dal vortice della velocità quotidiana. Tra le più spettacolari c’è anche la stazione “Arts et Metiers” di Parigi, che ri­chiama l’interno del Nautilus, il sottomarino del romanzo di Jules Verne; la “Westfrien­dhof” di Monaco di Baviera con pareti vive che replicano quelle di una grotta, dove l’arti­sta Ingo Maurer ha inserito lampade di grandi dimensioni per dare allo spazio una situazione cromatica variegata dal rosso, al blu al giallo.

Enzo Santese

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