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CANZONI E CANZONETTE

Zitti tutti, “parla” il Festival di Sanremo

L’Italia è in recessione, il pil cala, la disoccupazione giovanile è altissima, la crescita demografica è zero, ma il festival di Sanremo è puntuale come la rata del mutuo, come il cinepanettone di Natale. È definito il festival nazional-popolare, come dire l’espressione più alta e completa del sentire italiano, di quella sensibilità trasversale che fa piangere grandi e piccini, che unisce in un unico abbraccio ricchi e poveri, amici e nemici. Come le partite della nazionale di calcio! Sono passati 68 anni dalla sua nascita, eppure continua ad essere una splendida passerella, anche se i gusti musicali sono cambiati, in Italia come nel mondo. Questo perché il festival ha saputo certamente premiare la canzone melodica, ma anche il rock, il blues, la canzone di protesta, il rap, il punk e tutte le altre proposte intelligenti che sono riuscite ad arrivare sul palco. Sin dalle prime edizioni. Chi non ricorda la bellezza di Nel blu dipinto di Blu (1958) di Domenico Modugno, la dolcezza sentimentale di Non ho l’età, di Gigliola Cinquetti (1964). Ma si ricordano anche Pietre di Gian Pieretti e Ricky Gianco del 1966 cantata da Antoine, inno contro la guerra e la violenza, Il ragazzo della via Gluck di Celentano sempre del 1966, La rivoluzione cantata da Gianni Pettenati del 1967, Mettete dei fiori nei vostri cannoni dei Giganti dello stesso anno. Insomma Sanremo ha il merito di aver dato posto e visibilità, pur se controvoglia, anche a generi e testi che di melodico non avevano niente, ma segnalavano una realtà sociale e culturale italiana molto più composita e moderna di quanto la kermesse mediatica, gli addobbi floreali e i pettegolezzi lasciassero credere. Ma ha anche grandi colpe: ha schiacciato e umiliato fino al suicidio voci poetiche come quella di Tenco. Ancora oggi ci si domanda cosa avesse Io tu e le rose per piacere alla giuria più di Ciao amore ciao di Luigi Tenco. Ha spesso escluso o penalizzato canzoni che poi il pubblico ha fatto diventare di successo come Un’avventura di Battisti, Piazza grande di Dalla, Donne di Zucchero. Difficile capire certe scelte e forse inutile. Sicuramente le pressioni delle case discografiche hanno spesso determinato vittorie e piazzamenti talora insperati e ingiustificati. Però questo non ha impedito di aprire la porta di Sanremo a temi sempre più ardui e difficili come l’ambientalismo, la corruzione politica, l’omosessualità, la pazzia, attraverso canzoni talvolta bellissime anche se non vincenti. Ogni volta il festival si porta dietro una lunga scia di gossip, sospetti, maldicenze ma anche di novità, apprezzamenti, soddisfazioni e successi. Cosi anche il festival del 2019 si presenta accompagnato da polemiche e attese. Condannato innanzitutto a superare gli ascolti dell’anno precedente, pena l’accusa di fiasco o flop. Come l’indice di vendita delle grandi aziende che non deve mai avere una flessione né rimanere uguale, perché in ogni caso si parlerebbe di crisi. Baglioni ha accettato anche quest’anno di presentare il festival, una sfida quasi mortale che farà fatica a vincere. È affiancato da una coppia di comici di successo come Claudio Bisio e Virginia Raffaele che sicuramente sono una risorsa, ma che forse non potranno esprimersi al meglio perché Sanremo è un palcoscenico diverso da quello del teatro. Ma protagonista è sempre la canzone, romantica come quella di Renga, struggente come quella di Loredana Bertè, dolce come quella di Cristicchi, innovativa e polemica come nei testi cantati da Ultimo, dai Boomdabasch, da Achille Lauro… Insomma, è sempre il festival di Sanremo! Chi vincerà? La canzone italiana, è sicuro! Il resto è solo gossip.
Mario Giannatiempo

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