La sorte ha riservato spesso ad Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917) il grido allo scandalo, scatenato da un’interpretazione a volte discutibile delle sue opere. Due circostanze sono esemplari e ben rappresentano la forza delle sue proposte, quella di scomporre il panorama dello scontato e far affiorare i margini della novità. Già nel 1891 la Société des Gens de Lettres gli commissiona una statua per onorare la memoria di Honoré de Balzac (1799-1850). Dopo un lavoro meticoloso di studio dei suoi scritti, delle sue abitudini, dei suoi rapporti con la società francese, progetta e realizza nel 1897 un gesso imponente di cm 300 x 120 che rappresenta lo scrittore avvolto in un’ampia vestaglia, suo abituale indumento di lavoro. Il carattere così poco ufficiale dell’abbigliamento e, soprattutto, la qualità informe della figura innescano una lunga sequenza di accuse e di polemiche.
Ma quasi paradossale risulta la vicenda del Bacio, di cui esistono varie versioni. Quella originale, in dotazione al Museo Rodin di Parigi, evoca nella potenza espressiva del gesso l’episodio di Paolo e Francesca del V canto dell’Inferno dantesco. Anche in questo caso hanno l’animo pruriginoso dei benpensanti e l’aderenza pedissequa alla tradizione hanno il sopravvento sulla capacità critica non solo del pubblico, ma anche di diversi addetti ai lavori. Infatti l’opera esposta prima a Chicago nel 1893, poi a Londra nel 1914, dove le accese discussioni innescate dalla mostra portano addirittura alla decisione di coprire la scultura con un telo e di segregarla in un capannone per un presunto eccesso di slancio erotico.

cm 285 x 125 x 132, gesso, 1897
Pochi evidentemente conoscono i versi 135-6 del V canto dell’Alighieri “questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi baciò tutto tremante.” Ma sorprende ancor più che nei tempi odierni, nel 2017, Facebook, uno dei social media più frequentati, con il suo algoritmo censura il bacio per il suo riferimento “marcatamente sessuale”. Sicuramente una delle più note è Il pensatore, dapprima in gesso poi fusa in bronzo nel 1939, una figura maschile seduta su un sasso, ripiegata su se stessa in atteggiamento tipico di chi scava introspettivamente in se stesso ed è emblema della poesia e dell’intelletto stesso.
Il Museé Rodin di Parigi ha in progetto dal 2028 di creare in Cina una sorta di avamposto culturale proprio con una rassegna dedicata all’artista parigino. Già alla fine del 2023 – sempre nell’ambito delle celebrazioni del sessantesimo anniversario dell’apertura dei rapporti diplomatici tra i due Paesi – la grande rassegna Glory of Bronze Civilization a Shangai ha abbinato in un lungo percorso espositivo alcune opere di Rodin e numerosi bronzi antichi provenienti dal sito archeologico di Sanxindui.
E così sta per inaugurare in questo mese di settembre nell’ex padiglione francese di Expo 2010, nella Pudong New Area della metropoli cinese un vero e proprio Centre d’Art Rodin.
In questa attualità governata dai particolarismi e completamente sganciata da idee di sviluppo sinergico nella direzione di un comune vantaggio, anche nella Comunità Europea si registrano fughe centrifughe verso un accaparramento di “posti in prima fila” sul piano culturale, economico e politico. Così la Francia, anche per la mancanza obiettiva di una strategia comune di Bruxelles, pensa a se stessa e lo fa molto bene. Il fatto cade proprio a puntino, per celebrare con questo evento il 60° anniversario dei rapporti diplomatici. È un’iniziativa di grande rilievo che conferma la tendenza del Museo parigino ad affermarsi sempre più nello scenario internazionale non solo con le rassegne ma anche con un istituto capace di offrire al più largo pubblico la possibilità di conoscere e approfondire il mondo e il pensiero occidentale così come poi espresso dal paese transalpino. La prima delle mostre in programma al Centre d’Art Rodin – alla cui direzione c’è Kong Xianhe – è Rodin: the Inheritance of Modern Sculpture con una cinquantina di sculture tra le più significative della sua produzione artistica; tra queste fanno spicco le versioni in gesso del Pensatore (1904) e dell’Età del bronzo (1877) e le trasposizioni in bronzo dell’Uomo che cammina (1907) e del Bacio (1882). Ma la ricchezza dell’evento è data anche dalla presenza di artisti della sua cerchia; accanto ai lavori di Rodin troveranno spazio opere di autori molto diversi, da Albert Ernest Carrier Belleuse ad Aristide Maillol w Antoine Bourdelle. Giova molto all’apprezzamento del programma da parte cinese il fatto che Rodin era in possesso di una collezione, piuttosto ampia e pregiata di arte cinese, a testimonianza di un’attenzione che oggi merita l’onore con cui lo scultore e pittore francese viene ricordato e in una modalità che privilegia lo studio e l’analisi del suo pensiero tradotto in cifra plastica. Lo studio e l’analisi della personalità più che la celebrazione retorica di una grandezza che, comunque, è riconosciuta universalmente.
Enzo Santese




