HomeArteL’arte magica di Marc Chagall a Otranto

L’arte magica di Marc Chagall a Otranto

Dal 30 marzo al 5 no­vembre 2023 il castello Aragonese di Otranto ospita la mostra “La magia di Marc Chagall tra realtà e surrealtà”. Sono esposte 80 ope­re attraverso le quali i curatori intendono seguire sia la vita che il percorso artistico di una delle personalità più complesse dell’arte del ’900. Nato in Bielorussia nel 1887, in una famiglia di origini ebraiche (Chagall è la tra­sformazione francese del nome Moishe Segal) sperimenta in quanto ebreo la violenza delle manifestazioni antisemite dei pogrom russi di fine secolo e dei primi del ’900. Ma deve con­frontarsi e lottare contro la stessa cultura di ap­partenenza perché la sua propensione per l’arte e il teatro non piace al padre, che lo vorrebbe interessato al commercio, ma nemmeno alla sua religione che considera la vita dell’artista corrotta e corruttrice. Nel 1910 riesce a rag­giungere Parigi, iniziando una nuova vita che lo porta a conoscere Apollinaire, Delaunay, e a realizzare opere in cui il mondo di apparte­nenza, quello russo ed ebraico hanno uno spa­zio importante, seppure in una composizione già sognante. Come ad esempio in Io e il Vil­laggio del 1911, in cui il cubismo deve fare i conti con una molteplicità di elementi figura­tivi che rimandano al sogno, alla memoria, al mito.

Quando realizza quest’opera, considerata oggi un capolavoro, Chagall ha solo 24 anni, ma sa già esprimere una pittura che colpisce e incanta, tanto che nel 1914 ottiene a Berli­no la sua prima personale. L’anno successivo, ritorna per una visita nel suo paese d’origine ma, bloccato dalla rivoluzione russa, vi rimane sino al 1923. Ma non cessa né di dipingere né di vivere intensamente il suo tempo, collabora con il Ministero della Cultura, anche se presto il suo concetto di pittura libera si scontra con una visione politica che vuole innanzitutto l’e­saltazione dei grandi protagonisti della rivolu­zione e trova nel suprematismo uno stile più adeguato rispetto a quello sognante di Chagall.

Quando riesce a tornare a Parigi scrive e dipin­ge, aiutato anche dalla moglie Bella sposata in Russia. Compie un viaggio con lei in Palestina cercando di ritrovare le forti sensazioni che la lettura della Bibbia gli aveva sempre suggerito e, come ebreo, durante l’occupazione tedesca della Francia sfugge per miracolo alle perse­cuzioni naziste, trasferendosi poi in America. Quando ritorna in Europa riprende ancora con maggiore intensità a sperimentare nuove for­me espressive, si avvicina alla scultura, alla ce­ramica, al vetro. Anche la sua vita affettiva è intensa: dopo la morte della moglie Bella, che è stata la sua Musa per tanti anni, cade in un momento di disperazione da cui si rialza solo dopo aver conosciuto Virginia Haggard McNei. Ma il vero amore ritorna con Valentina Brodsky detta Vavà, nel 1951 a cui rimane legato sino alla morte giunta nel 1985. Di questa vita così ricca e intensa la mostra cerca di dare piccoli assaggi attraverso 80 tra acqueforti e litografie, accompagnate da molte schede biografiche e in­terventi critici. Le opere sono distribuite in sale tematiche, dedicate ad eventi o progetti mirati: Le anime morte, Le Favole di Jacques La Fon­taine, la Bibbia, Dessins pour la Bible, Chagall 1957, Chagall 1960.

Come leggere le opere di Chagall? Basterebbe il surrealismo a spiegare e giustificare la sua pittura fantastica e sognan­te? Forse bisogna pensare a una strana e dina­mica commistione tra religiosità e laicismo, tra storia e fantasia, idealismo e materialismo, il tutto arricchito da potenti sentimenti di vita e di morte, di dolore e di gioia, di amore e timore. È evidente che nessuna corrente pittorica del primo novecento può raccogliere e metaboliz­zare tutti questi stimoli, perciò Chagall cerca e trova una strada personale, più libera, in cui in una simultaneità cubista non prospettica ma narrativa, quasi un flusso di pensieri yoiciano, permette una serie di quadri nel quadro.

Una sorta di nuvolette che dalla logica del fumetto passano alla pittura per raccontare attraverso simboli e trasfigurazioni oniriche un mondo re­ale più pesante di quanto l’uomo possa soppor­tare. Il filo rosso che attraversa la lunga attività dell’artista russo rimane lo stesso, pur passando da una tecnica all’altra, dall’olio all’acquerello, da una struttura più ricca ad una più semplice. Le opere di Marc nascono come immagini ma sono in realtà simboli, rimandano sempre ad altro, al vissuto personale come a quello col­lettivo. In Io e il villaggio del 1911 ritroviamo, la natura, il lavoro, l’albero della vita e la falce della morte, in tanti piccoli quadri, mentre nel centro si fronteggiano il viso di Chagall stesso, (a destra), e il muso di una mucca (a sinistra). Nell’Ebreo in rosa i cromatismi si riducono a variazioni di colore che rimandano a rabbia e dolore e vedono un uomo interrogarsi sul pro­prio e sul destino del popolo di appartenenza. In Donna incinta del 1913 è il mistero della vita a diventare protagonista attraverso una maternità popolare mentre tutto intorno la vita di campagna fa capolino da diverse vignette. A distanza di quasi 50 anni Torre Eiffel verde, del 1957, mostra una scena più povera, cromatismi misurati da una striscia verde che attraversa la torre, mentre una coppia di amanti si stringe in un abbraccio. Ma il senso della morte è nella luna nera e quello del dolore è nell’espressio­ne della donna consapevole di un compito più difficile di quello maschile. La mostra rimarrà aperta per nove mesi, un tempo notevole, ma giusto per tentare di conoscere meglio un gran­de artista del ’900.

Mario Giannatiempo

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