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L’anima di un’altra Pordenone nelle foto di Miressi

comFRANCESCO MIRESSI, Torri, cm 30 x 45, stampa su carta seta, 2018La mostra fotografica di Francesco Miressi, inau­gurata il 18 febbraio 2020, nella sala espositiva della Biblioteca Civica di Pordenone è sicuramente un omaggio alla città. Eppure le foto che scorrono lungo le pareti non si limitano a bloccare i palazzi, le strade, le piazze in fotogrammi di storia passata e presente, ma si trasformano in pensieri sognan­ti, rimandi in­volontari a una memoria perso­nale e collettiva. Dunque siamo di fronte a un gesto di affetto di chi ama la città, la sente viva, ne coglie il respiro e cerca di raccontarne il lato amico, l’aspetto magico e poetico.

Infatti la successione delle foto racconta un’altra Pordeno­ne, un mondo nuovo da riscoprire, mai visto o mai notato, forse per fretta e distrazione. Sicuramente una città più seducente, perchè spesso siamo noi a far diventare le cose belle, quando stiamo bene con noi stessi. Qualcuno potrebbe trovare le immagini troppo costruite ma sicuramente non senza anima. Infatti il percorso creativo di Miressi non è un gio­co tecnico sebbene ricorra a tecnicismi compositivi, quanto piuttosto un lavoro maieutico volto a dare corpo a emozioni, far emergere ricordi e sensazioni. A capire il senso di questa proposta ci aiutano le pa­role dello stesso artista che racconta di aver costru­ito la sua ricerca passo dopo passo, partendo solo da una momentanea e fortuita illuminazione.

Un giorno aveva notato che la luce rimandava su una parete l’ombra di alberi con una definizione quasi realistica. Aveva guardato affascinato, desiderando subito di raddoppiare quelle ombre, duplicare gli alberi. Di qui l’idea di creare nuovi spazi con so­vrapposizioni non scontate, non automatiche, ma cercate, provate con ripetuti tentativi fino a otte­nere quella sensazione completa di un luogo noto e insieme diverso, da riconoscere e scoprire nello stesso tempo. Così Piazza XX Settembre, con le sue luci natalizie, il suo notturno brulicare di vita di­venta una sorta di labirinto babelico, la facciata di una delle torri di Via Montereale taglia lo spazio con un’architettura ardita e geometrie reiventate, le statue del S. Francesco dell’ex convento di piazza della Motta dialogano con i frati del mosaico sot­tostante ricreando quasi una scena remota di vita conventuale.

Una mostra da vedere dove anche i particolari più insignificanti: finestre, alberi, segnali stradali, auto, diventano protagonisti dell’atto crea­tivo. Le foto non si limitano solo a fondere luoghi ed oggetti, li moltiplicano fino a disorientare e insieme parlarci di un altro mondo imminente: la gru di un cantiere cittadino, replicata fino a occupare tutto lo spazio visibile spaventa eppure cattura lo sguardo perché immagina una Pordenone tornata a essere ricca di vita industriale. Fusioni Urbane, questo il titolo della mostra, dunque non sono solo foto ma piuttosto riflessioni, sogni a occhi aperti, pulsio­ni che si addensano e riemergono come immagini e colori. Nel nostro mondo interiore non esiste un prima e dopo, né vige una geometria razionale, tut­to si ammassa e preme. Ebbene, con la stessa in­tensità Miressi dipinge le sue foto, elabora silenti e personali cromatismi, in un’operazione artistica in cui le diverse discipline stesse si affiancano fino a punto che diventa difficile capire se quella che vediamo è una foto o un quadro. Qua e là, sotto il vetro di bacheche d’altri tempi, cartoline con poche frasi dell’artista stesso accompagnano il visitatore e lo coinvolgono in un dialogo ravvicinato, più intimo e umano sulla città che forse ci era diventata indif­ferente. La mostra, aperta fino al 20 marzo, è visi­tabile gratuitamente da lunedì a venerdì dalle ore 15.00 alle 18.00, con prenotazione obbligatoria.

Mario Giannatiempo

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